Benessere mentale in azienda: perché serve (anche) uno sguardo esterno
- Ambra Ferrari
- 12 ott
- Tempo di lettura: 1 min
Il valore strategico del Coach e Trainer esterno per la salute mentale sul lavoro
Oltre il 75% dei lavoratori ha sperimentato almeno un sintomo legato alla salute mentale nell’ultimo anno, secondo Harvard Business Review. Eppure, il tema del benessere mentale sul posto di lavoro resta ancora poco affrontato in modo sistemico.
Come coach e trainer esterna, mi trovo spesso a entrare in contesti in cui il disagio c’è, ma non viene dichiarato apertamente. Eppure si manifesta, eccome:
Calo di motivazione e coinvolgimento
Difficoltà nella comunicazione interna
Turnover crescente
Perdita di senso e direzione
Perché serve uno sguardo esterno?
Un coach esterno ha il vantaggio di offrire uno spazio neutro e protetto, dove le persone possono sentirsi libere di esprimere ciò che vivono senza paura di giudizi o ripercussioni.
Un’analisi pubblicata da Harvard Business Review (“What Can Coaches Do for You?”) mostra chiaramente i benefici del coaching:
Aumento della resilienza personale
Miglioramento della chiarezza sugli obiettivi
Riduzione di stress, ansia e burnout
Impatto positivo su performance, clima aziendale e retention
Il coaching non è terapia, ma è trasformazione
Il ruolo del coach non è fare terapia, né sostituire l’HR o la leadership interna. Ma è quello di:
Facilitare consapevolezza
Attivare processi di cambiamento reale
Collegare benessere individuale e performance collettiva
Un investimento che torna
Investire nel benessere mentale non è solo una scelta etica. È un atto strategico che:
Riduce i costi legati al turnover e all’assenteismo
Migliora la produttività e l’engagement
Rafforza la cultura aziendale e la fiducia interna
Infine, una domanda semplice:
Chi si prende davvero cura del benessere mentale nella tua azienda?




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