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La fuga dalla responsabilità: quando il passo del team si rompe

  • Ambra Ferrari
  • 13 nov
  • Tempo di lettura: 2 min

Immagina un gruppo di persone in cammino su un sentiero di montagna. All’inizio l’entusiasmo è alto, la meta è chiara, ognuno ha il proprio ritmo. Poi, a poco a poco, qualcuno rallenta, un altro si ferma, qualcuno devia dal percorso. E nessuno dice niente. Per paura di creare tensione, per “non sembrare invadente”, per non prendersi il rischio di richiamare l’altro al cammino comune.

È così che inizia la fuga dalla responsabilità, una delle dinamiche più sottili ma più pericolose per un team.


Cosa succede quando il team evita la responsabilità?

In un team che non si assume responsabilità reciproca, compaiono segnali chiari:

  • I comportamenti non coerenti vengono ignorati.

  • Gli obiettivi si annacquano, perché “tanto va bene lo stesso”.

  • Le persone si concentrano sul proprio compito, perdendo di vista la meta condivisa.

  • Il confronto diretto viene evitato in nome di una “finta armonia”.

In apparenza il clima è tranquillo, ma sotto la superficie cresce una sensazione di disconnessione: ognuno cammina da solo.


Le conseguenze?

La fuga dalla responsabilità non è mai neutra. Porta con sé impatti precisi:

  • Calo della performance: senza responsabilità reciproca, gli standard si abbassano.

  • Demotivazione: chi tiene alto il livello si sente isolato e smette di provarci.

  • Erosione della fiducia: quando non ci si richiama più a vicenda, si smette di credere nella forza del gruppo.

  • Clima superficiale: si lavora “a vista”, senza profondità e senza slancio.

Un team che evita la responsabilità reciproca non si ferma per un ostacolo esterno: si ferma da dentro.


Come si può riprendere il cammino?

Ritrovare il passo comune significa rimettere al centro la responsabilità condivisa — non come controllo, ma come alleanza. Ecco alcuni strumenti pratici:

  1. Chiarezza sugli impegni Definire insieme chi fa cosa, entro quando e con quali standard.La responsabilità nasce sempre dalla chiarezza.

  2. Feedback regolari e reciproci In un team sano, il feedback è come la bussola: orienta, corregge e fa crescere. Serve allenamento, ma soprattutto disponibilità all’ascolto.

  3. Riunioni di allineamento con valore Non solo aggiornamenti, ma momenti veri di confronto: cosa ha funzionato, cosa no, cosa possiamo migliorare come gruppo.

  4. Celebrare chi si espone Chi richiama un collega a un impegno o a un comportamento coerente va riconosciuto, non messo in difficoltà.È un atto di cura, non di controllo.

  5. Dare spazio alla fiducia La responsabilità reciproca vive solo dove c’è fiducia: sapere che l’altro non mi giudica, ma vuole che io riesca.


Camminare insieme?

Un team responsabile non è quello in cui tutto va sempre bene, ma quello in cui ci si guarda negli occhi e ci si dice, con rispetto e coraggio:

“Siamo qui per arrivare insieme. E se perdi il passo, ti aiuto a rimetterti in cammino.”

La responsabilità condivisa è la corda che tiene unito il gruppo in salita: non serve per trattenere, ma per sostenere.

 
 
 

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